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Psicologo Pavia Milano

  • Alessandro Pace Psicologo Milano Pavia

    Dott. Alessandro Pace, Psicologo, Psicoterapeuta Cognitivo-comportamentale, Dottore di Ricerca, Professore a contratto presso l’Università di Pavia, in precedenza dirigente psicologo presso l'Azienda Ospedaliera di Pavia e la Clinica "le Betulle" (Appiano Gentile), Membro del Comitato Scientifico della Società per i Disturbi della Personalità (SDP), membro della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC).

    Nel 2006 ha conseguito la qualifica di esperto nell’uso e nella codificadell’Adult Attachment Interview (Prof.ssa Mary Main, University ofCalifornia at Berkeley).

    Nel 2009 si è formato con Marsha Linehan (Washington University) nella Terapia Dialettico Comportamentale del Disturbo di Personalità Borderline(Dialectical Behavior Therapy), traducendo per Raffaello Cortina Editore la seconda edizione italiana del manuale di trattamento.

    Nel 2016 si è formato nell'utilizzo della Rational Emotion Behaviour Therapy (REBT, Albert Ellis Intitute, New York) efficace nel trattamento di ansia e depressione.

    Nel 2017 ha conseguito la specializzazione nel trattamento di abusi e di esperienze traumatiche irrisolte con l'EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing).

    Il Dott. Alessandro Pace svolge attività di psicoterapia e di supervisione aPavia e aMilano (clicca qui per la mappa) presso l'IstitutoStudi Cognitivi diretto dalla Prof.ssa Sandra Sassaroli, dove conduce anche gruppi di skills training.

    Il Dott. Pace svolge inoltre attività di Consulente Tecnico di Parte (CTP), in particolare nelle cause di separazione, divorzio e affidamento in cui sono coinvolti minori.

    Per richiedere una visita è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 19.00, il numero Tel. 328.9549784

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    Una delle domande più frequenti per chi si occupa del disturbo Borderline di Personalità riguarda il ruolo rivestito nell’instaurarsi del disturbo da aspetti organici o genetici, da traumi e abusi, da esperienze familiari frustranti, invalidanti o caotiche.

    L’Istituto Nazionale della Salute Mentale americano ha valutato la presenza nella letteratura scientifica di questi aspetti:

    Storia famigliare: persone che hanno un parente stretto (come un genitore o un fratello) cui sia stato diagnosticato da uno specialista il Disturbo Borderline ha maggiori probabilità di sviluppare il disturbo o alcune sue caratteristiche (come impulsività o aggressività)

    Fattori Organici: diverse ricerche mostrano come pazienti affetti da Disturbo Borderline possano presentare alterazioni cerebrali strutturali (la forma delle parti che costituiscono il cervello) o funzionali (il modo in cui le parti comunicano tra loro), specialmente nelle aree che controllano gli impulsi e la regolazione emotiva. Occorre precisare che tali ricerche non hanno chiarito se queste alterazioni possano costituire fattori di rischio per l’instaurarsi del disturbo o non possano invece essere conseguenze del disturbo.

    Fattori ambientali, culturali e sociali: molte persone affette da Disturbo Borderline di Personalità riferiscono esperienze di vita traumatiche durante l’infanzia (es. abusi, abbandoni, lutti). È altrettanto frequente l’esposizione a relazioni instabili e invalidanti, o ad ostilità e conflitti.

    È quindi necessaria la compresenza di questi fattori per l’instaurarsi di una struttura di personalità gravemente patologica, determinando differenti scelte rispetto al percorso terapeutico: il ricorso a terapie specifiche per il trattamento delle esperienze traumatiche (es. EMDR, Sensory Motor Therapy), la farmacoterapia, la terapia cognitivo-comportamentale (es. DBT, Schema Therapy).

    Occorrono in conclusione alcune importanti precisazioni: 

    Avere un familiare affetto dal Disturbo Borderline, presentare alterazioni organiche, o aver vissuto esperienze traumatiche NON SIGNIFICA che sicuramente svilupperemo il disturbo

    Essere diagnosticati come Borderline NON SIGNIFICA che probabilmente trasmetteremo il disturbo ai nostri figli

    Ricevere questa diagnosi NON SIGNIFICA doversi rassegnare al disturbo.

    Avere una relazione con un paziente borderline NON SIGNIFICA dover tollerare passivamente il manifestarsi del disturbo, né troncare necessariamente la relazione in quanto sicuramente nociva.

    Le cosiddette “esperienze affettive correttive”, come relazioni sentimentali o di amicizia positive e, ovviamente la psicoterapia, hanno mostrato di possedere un potenziale di cambiamento enorme.

    Dalla letteratura scientifica, inoltre, è emerso come la terapia cognitivo-comportamentale possa produrre cambiamenti non solo nella gestione delle memorie traumatiche e dei ricordi legati alle esperienze familiari, ma produce addirittura modificazioni funzionali e strutturali del cervello.

    Tali cambiamenti cerebrali sono stati confermati con recenti tecniche di diagnostica per immagini, o neuroimaging, come la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) e Funzionale (fRMI) e la Tomografia a Emissione di Positroni (PET e SPECT).